F-14A della VF-114 affiancato a un bombardiere sovietico Tu-95 Bear sopra il Pacifico nel 1983

F-14 contro Tu-95: la storia vera dietro la foto più famosa della Guerra Fredda

Nel 1983, sopra il Pacifico, un F-14 Tomcat volò ala a ala con un bombardiere sovietico Tu-95 per qualche minuto. Nessuno sparò, nessuno manovrò, e alla fine ognuno tornò a casa. Da quel volo è rimasta una delle fotografie più famose della Guerra Fredda: il caccia più avanzato della Marina americana e il grande quadrimotore a eliche, uno sopra l'altro, con l'oceano sotto. «F-14 contro Tu-95» suona come un duello. La storia vera è più interessante: è la storia di un incontro in cui il successo era che non accadesse nulla.

In breve

  • Quando e dove: 1983, Pacifico, nei pressi del gruppo della portaerei Enterprise.
  • Chi: un F-14A della VF-114 e un Tu-95 sovietico da ricognizione marittima, il Bear della NATO.
  • Come: Tomcat in Alert 5 sulla catapulta, decollo in pochi minuti, un E-2C Hawkeye a guidarli sul contatto.
  • Cosa: identificare, accompagnare, fotografare. Nessun colpo sparato, nessun incidente.
  • Perché conta: era esattamente il mestiere per cui il Tomcat era nato, proteggere la portaerei dai bombardieri sovietici.

L'orso: che cos'era il Tu-95

Il Tu-95 è uno degli aerei più riconoscibili mai costruiti. Un bombardiere strategico enorme, con l'ala a freccia di un jet ma con quattro turboelica, ciascuno con due eliche controrotanti: due giranti per motore che girano in senso opposto. Il risultato è un'aria quasi anacronistica, un rumore che i marinai sentivano arrivare prima di vederlo, e un'autonomia straordinaria. La NATO, che battezzava i bombardieri sovietici con nomi che cominciano per B, lo chiamò Bear, orso.

Accanto alla versione da bombardamento, l'Unione Sovietica ne usava versioni da ricognizione marittima: aerei che volavano per ore sopra l'oceano per trovare le portaerei americane, seguirle, fotografarle e passare la loro posizione a chi avrebbe potuto attaccarle. Per gli equipaggi della Marina americana il Bear era una vecchia conoscenza, incrociata decine di volte. Tanto che ancora oggi i reduci del Tomcat ne parlano così: di «Bear» e di «Badger», come di vecchi colleghi.

Il gatto: perché l'F-14 era lì

Il Tomcat era nato proprio da quella minaccia. La dottrina sovietica non cercava di battere le portaerei sul loro terreno: puntava sulla saturazione, molti bombardieri da direzioni diverse, con missili antinave lanciati da distanze tali che le difese della flotta non potessero raggiungere chi li aveva sganciati. La risposta americana si riassume in una frase rimasta nel lessico degli addetti ai lavori: colpire l'arciere, non la freccia. Serviva un caccia capace di pattugliare lontano dalla nave e di colpire più bombardieri insieme. Quel caccia fu l'F-14, con il radar AWG-9 e il missile Phoenix.

Ma la guerra per cui il Tomcat era stato costruito non arrivò mai. Arrivò invece, per vent'anni, una routine: bombardieri e ricognitori sovietici che si avvicinavano alla flotta, e Tomcat che salivano a incontrarli.

Alert 5: l'attesa sulla catapulta

Tutto cominciava con un'attesa. In condizione di Alert 5 una coppia di caccia stava già sulla catapulta, con carburante e armi a bordo, e gli equipaggi seduti e legati ai seggiolini, pronti a decollare entro cinque minuti. Ore in una cabina stretta, imbracati, all'aperto, con il vento e il rumore del ponte, senza sapere se e quando sarebbe successo qualcosa. Non fare nulla, ed essere sempre sul punto di fare tutto: molti equipaggi lo ricordano come la parte più dura del servizio.

Quando il radar della flotta o l'E-2C Hawkeye, il radar volante della portaerei, scoprivano un contatto in avvicinamento, scattava l'allarme. Catapulta, due secondi, e il Tomcat era in volo. Era l'Hawkeye a guidarlo sul bersaglio, a centinaia di chilometri dalla nave: l'intercettazione si vinceva in anticipo, con un aereo già sulla catapulta e un radar volante a indicargli la strada.

Il rituale dell'affiancamento

Ogni intercettazione aveva il suo rituale: il contatto sul radar, la salita, l'avvicinamento graduale, qualche minuto di volo affiancato, il distacco. Il Tomcat si portava di fianco al Bear a distanza di sicurezza, con l'ala a geometria variabile tutta in avanti: è la configurazione in cui un caccia nato per Mach 2 vola stabile alle velocità di un quadrimotore a eliche. Gli equipaggi si osservavano da vicino, ciascuno consapevole di essere a sua volta osservato e fotografato. Il RIO, l'ufficiale seduto dietro il pilota, scattava le foto; dai finestrini del Bear, qualcuno faceva lo stesso.

Poi il bombardiere virava e si allontanava, accompagnato fuori dall'area, e il Tomcat tornava alla nave. Le fotografie di quegli affiancamenti non sono pose: sono il modo in cui due forze armate si dicevano, senza parole, dove passavano i confini. La deterrenza, spesso, si fa a distanza ravvicinata e in silenzio.

La foto del 1983

Quella che vedi in apertura è la più famosa di tutte. Sotto, l'F-14A con il codice NH e il formichiere sulla deriva, il simbolo della VF-114 Aardvarks, imbarcata sulla Enterprise. Sopra, il Tu-95 con le stelle rosse e le eliche controrotanti ferme nello scatto. Nessuno dei due ha armi puntate, nessuno dei due sta manovrando. È la Guerra Fredda com'era davvero, nella sua forma più comune: due equipaggi che fanno bene il loro lavoro, a qualche decina di metri l'uno dall'altro, sapendo entrambi esattamente dove fermarsi.

Proprio perché non finiva mai con un evento, questo lavoro è stato la parte più estesa e meno raccontata della vita operativa del Tomcat. Le vittorie sopra la Sirte, la notte di Sigonella, Desert Storm hanno avuto i titoli dei giornali. Le centinaia di intercettazioni dei Bear no. Eppure era quello, ogni giorno, lo scudo della flotta.

Copertina del libro F-14 Tomcat, L'ultimo re dei cieli, di The Aviator Guide

Il libro

F-14 Tomcat — L'ultimo re dei cieli

La storia completa del Tomcat, dalla paura che lo fece nascere all'ultimo volo del 2006: la vita sulla portaerei, l'Alert 5, le intercettazioni dei Bear, la Sirte, Sigonella e le guerre del Golfo. 352 pagine, 55 fotografie degli archivi U.S. Navy e le checklist NATOPS originali. PDF + ePub senza DRM, download immediato; edizione cartacea su Amazon.

Vuoi la storia completa dell'aereo? Leggi anche F-14 Tomcat: storia dell'ultimo re dei cieli.

Domande frequenti

Un F-14 ha mai abbattuto un Tu-95?

No. Gli F-14 americani e i Tu-95 sovietici si sono incontrati centinaia di volte durante la Guerra Fredda, ma sempre in intercettazioni pacifiche: identificazione, accompagnamento e fotografie, senza mai aprire il fuoco. Lo scopo era proprio far sapere all'altra parte di essere stati visti, in tempo.

Che cos'è il Tu-95 Bear?

È un bombardiere strategico sovietico a lungo raggio, con ala a freccia e quattro motori turboelica, ciascuno con due eliche controrotanti. Bear, orso, è il nome in codice che gli diede la NATO. Ne esistevano anche versioni da ricognizione marittima, usate per trovare e seguire le portaerei americane.

Perché il Tomcat volava con le ali in avanti accanto al Bear?

Perché l'ala a geometria variabile tutta in avanti è la configurazione per le basse velocità: dà portanza e stabilità quando si vola lenti. Per restare affiancato a un quadrimotore a eliche, molto più lento di lui, il Tomcat apriva le ali come in avvicinamento alla portaerei.

Che cosa significa Alert 5?

È la condizione di prontezza in cui i caccia di guardia stanno già sulla catapulta, con carburante e armi a bordo e gli equipaggi ai seggiolini, pronti a decollare entro cinque minuti. Era da lì che partivano le intercettazioni dei bombardieri sovietici.

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